Imbracci il fucile.
Lo carichi.
Punti dritto al centro, guardando "oltre" il bersaglio così come ti hanno insegnato.
Spari.
Fai centro.
Esulti.
Braccia alzate in aria.
La mano destra che fa il segno della vittoria.
Il sorriso paragonabile a quello di un bimbo dinanzi ad una coppa di gelato fa capolino sul tuo viso.
Ti guardi intorno.
Inizi a capire che qualcosa non va, è andata storta.
Risate di scherno.
Mani fra i capelli del tuo allenatore.
Comprendi a quel punto che hai sbagliato.
Hai fatto centro, ma nel bersaglio di un altro......
Sembrerebbe un racconto di Kafka, ma è andata proprio così.
Si è chiusa con il dramma personale di Matthew Emmons la finale di tiro a segno nella specialità carabina tre posizioni da 50 metri.
All'ultimo sparo della finale aveva una manciata di punti di vantaggio sul cinese Zhambo, oramai rassegnatosi all'argento, ma è accaduta una cosa che ha dell'incredibile: Emmons ha mirato e sparato al bersaglio dell'austriaco Christian Planer, posizionato nella corsia a fianco alla sua.
Il cinese Zhambo fra lo stupore generale ha vinto così l'oro, mentre l'americano Emmons è scivolato al quarto posto...bel campione!
Tommy Gun
He ain't Happy Less He Got One
Tommy Gun
He Ain't Gonna Shoot The Place Up Just For Fun
The Clash : Tommy Gun

Maratona con suspense, nei chilometri finali: un uomo ha invaso il percorso e aggredito il brasiliano Vanderlei Lima, che in quel momento era il leader della gara. L'uomo, che indossava il kilt e aveva un cartello sul quale era scritto "leggete la bibbia", ha spinto l'atleta verso le transenne, interrompendone l'azione. Poi è stato bloccato da altri spettatori, prima di essere arrestato dalla polizia greca.
Al momento dell'aggressione, Lima, che poi ha concluso al terzo posto, aveva un vantaggio di trenta secondi sul gruppetto di testa, capeggiato dall'italiano Baldini che, a tre chilometri dal traguardo, ha accelerato andando a vincere davanti allo statunitense Mebrathom Keflezighi.
E così può capitare che mentre sei impegnato, mentre ce la stai mettendo tutta, mentre sudi per lo sforzo e magari inizi a pensare all'agognato traguardo dove assaporare la vittoria che segnerà la tua vita, ecco fiondarsi su di te uno sconosciuto, uno di quelli che sembra uscito dalla casella degli imprevisti del gioco del Monopoli.
Senza un fine apparente, o meglio celato dietro banali pretesti ideologici, ti blocca, impedisce il compimento della tua opera, il realizzarsi del tuo sogno per il quale tanto hai lavorato.
Dopo aver lottato ed esserti liberato, stremato dalla tensione nervosa più che dalla fatica, cerchi di raggiungere coloro che ti hanno sorpassato, nella maratona come nella vita nessuno ti aspetta.
Giungi terzo....sul podio sì, ma con al collo la medaglia sbagliata, quella che sai che non ti appartiene, chiedi anche tu l'oro, quasi come un povero mendicante, ma niente! Per loro l'ex equo non esiste, ci deve essere solo un vincitore.
In ultima istanza proponi ricorso, ma respinto anche quello, il comitato olimpico è come il fato, non arretra, anzi, avanza inesorabile calpestandoti.
Questo è andato in scena durante la maratona delle olimpiadi di Atene, non un semplice evento ludico sul quale spendere parole intrise di entusiasmo o di retorica, ma la cruda rappresentazione della vita quotidiana, la Maratona come metafora della Vita.
The only thing she's need to carry on
He taught her how to
Run Baby, Run Baby, Run Baby Run
Baby Run
Sheryl Crow : Run Baby Run
Parzialmente sopita l'onda emotiva causata dall'uccisione di Baldoni bisogna fare alcune riflessioni.
Purtroppo hanno ammazzato un UOMO, non un giornalista nell'atto delle sue funzioni, ma una persona che era su un convoglio carico di aiuti umanitari, una persona che quindi era lì non per "dovere di cronaca", ma spinto dalla volontà di aiutare un popolo martoriato.
Subito dopo è scattato l'allarme per la scomparsa dei cronisti francesi.
Da queste due vicende emerge che esistono criminali senza scrupoli che uccidono con sprezzante atrocità , senza essere guidati da una linea ideologica, colpire un giornalista indipendente per di più "portatore di pace" e due suoi colleghi appartenenti alla nazione europea che più si è opposta alla inutile guerra in Iraq ne è la prova.
Ciò però che desta scalpore è l'inutilità delle polemiche dei politici, anche se questa volta, a volgarizzare il tutto hanno contribuito anche i colleghi europei.
La nostra "politichetta" da osteria durante la fase del sequestro non ha trovato di meglio che dividersi fra chi ha dipinto Baldoni come un annoiato turista in cerca di vacanze estreme (destra) oppure chi ha addebitato il sequestro alla politica interventista del nostro Governo (sinistra).
Chirac ha rilanciato per l'ennesima volta la necessità di una unità di intenti in Europa e della necessità di una difesa comune, salvo poi, far orecchie da mercante per non cedere potere in sede comunitaria, temendo un'indebolimento della grandeur francese.
Gli fa eco Schroeder, che pur spacciandosi per europeista convinto, ostacola con forza l'ingresso dell'Italia fra i membri permanenti del Consiglio delle Nazioni Unite in caso di riforma dell'ONU.
Diceva Newton che noi umani riusciamo a guardare lontano perchè nell'universo siamo come "nani sulle spalle dei giganti", ma parecchie prove mi convincono del contrario.
How many times must a man look up
Before he can see the sky?
Yes, 'n' how many ears must one man have
Before he can hear people cry?
Yes, 'n' how many deaths will it take till he knows
That too many people have died?
The answer, my friend, is blowin' in the wind,
The answer is blowin' in the wind.
Bob Dylan : Blowin' in The Wind
L'ultima figura di lavoro precario mascherato dietro la bandiera della libera espressione creata dalla nostrà società , è quella del Freelance.
Nelle zone di guerra oramai esiste una fitta rete di persone che con pochi soldi, ma innumerevoli sforzi, riesce a documentare e ad arrivare dove i tradizionali canali informativi non arrivano.
Si infilano in camion della Croce Rossa oppure viaggiano fra le derrate del World food programme, dormono in casa di amici-contatti conosciuti per puro caso e rischiano la pelle per un pezzo, una ripresa, uno scatto.
Vita da freelance, pagati a lavoro prodotto, non mascherati dietro fantastici ingaggi che il più delle volte portano solo alla notorietà mediatica (Lilli Gruber docet...).
Rischiano parecchio i freelance e volte il loro spirito incosciente li porta al di là della soglia di sopravvivenza.
Spesso leggiamo loro articoli, vediamo loro reportage o loro foto ma troppo spesso dimentichiamo le difficoltà e MAI ricordiamo i loro nomi.
"Aggiungere" una notizia, documentare, per questo si può morire, è capitato a Antonio Russo, il reporter di Radio Radicale ucciso in Georgia, uomo capace di soggiornare in campi profughi con Kosovari, unica voce durante la pulizia etnica serba nella città di Pristina.
Stessa sorte capitata a Raffaele Ciriello, fotoreporter ammazzato a Ramallah, abile nel mimetizzarsi con i pastori afgani quanto a correre dietro ai tanzim dell'intifada, morto per aver tentato di immortalare con l'obbiettivo la bocca di fuoco di un tank israeliano.
Scrive Battistini sul Corriere "li ha dimenticati in fretta, chi non li conosceva, perchè non erano della casta eletta che si premia ad ogni trasferta".