E Uno...due...tre....e...uno...due...tre...più elastico il movimento, più elastico!
Dannazione imparare le coreografie dei video Good Fruit e Christian Girls degli Hefner e I'd Rather Dance With You dei Kings Of Convenience mi sta assorbendo così tante energie che il mio cervello (il suo residuato bellico per meglio dire...) non riesce a pensare a qualcosa da scrivere.
Spero di rimediare al più presto a questa insostenibile situazione.
Con stima, Ale.
Londra non è l'Inghilterra, infatti, non si conosce la vera essenza inglese se non si ha a che fare con città come Manchester o Liverpool.
Se un giorno vi trovaste a Liverpool e cercaste di comunicare qualunque cosa, datemi retta, imparate a esprimervi gestualmente.
Non sperate di comprendere una loro risposta, poichè parlano una lingua differente, chiusa e rapida.
Fortuna però che esprimendo le proprie storie sulla carta non esistono queste difficoltà , infatti il racconto del “signore di Liverpool†Willy Russel scorre come un coltello imburrato su una fetta biscottata.
"Il Ragazzo Sbagliato" (qui la scheda) è la storia di Raymond Marks.
Lui è un ragazzo completamente normale, ma dopo un incidente, un avvenimento assolutamente innocente che viene visto dagli adulti come un comportamento perverso, viene inserito dalla società che gli sta intorno (compagni, amici, famiglia e istituzioni) nella categoria dei ragazzi difficili, o più onestamente, sbagliati.
Raymond si trova il marchio a fuoco di ragazzo negativo e la sua vita, per quanto lui se ne renda conto solo di striscio, viene segnata da questo avvenimento e da quello che il mondo pensa di lui, più che dalla sua identità o dal suo carattere.
Lo scorrere degli eventi è dato dalla formula:
"Io dico, tu lo dici, ma alla fine lo dice anche quello. Dopo che lo si è detto tante volte, altro non si vede se non ciò che è stato detto".
Il tono, nonostante la storia sia profondamente malinconica in certe atmosfere, è tra l’ironico disincantato e l’esilarante.
Lo stratagemma narrativo attraverso il quale Russell fa parlare il suo protagonista è quello delle lettere, il giovane Raymond Marks, infatti, scrive costantemente a Morrissey degli Smiths, il suo cantante preferito, convinto che lo possa capire.
Da abbinare al libro una adeguata colonna sonora, io consiglio:
01) The Smiths : The Boy With Thorn In His Side
02) Travis : Why Does Always Rain On me?
03) Badly Drawn Boy : Four Leaf Clover
04) Divine Comedy : My Imaginary Friend
05) Pulp : Something Changed
06) The Gentle Waves : Pretty Things
07) Seahorses : Blinded By The Sun
08) The Smiths : Ask
09) Oasis : Champagne Supernova
10) The Futurheads : Decent Days And Nights
11) Belle And Sebastian : Sleep The Clock Around
Radio Bemba
Radio Bemba è un'espressione cubana, ma utilizzata in tutta la zona caraibica, che significa "voce di popolo" "diceria" "passaparola".
Fino a pochi giorni fa Radio Bemba riportava questo resoconto dai Caraibi:
"Nessuno è mai riuscito a rilevare il numero esatto di isole del Caribe. Ancora più difficile è inventariare le spiagge che si possono però considerare come un'unica immensa spiaggia caratterizzata da tre elementi ricorrenti: sabbia (fine come borotalco) acqua (turchese) e vegetazione (lussureggiante). Centinaia di queste isole sono cadute nelle mani di tour operator. Si notano a colpo d'occhio per un quarto elemento: una massa (adiposa, malaticcia e pallida) che si cuoce in olio di cocco su confortevoli lettini, sorseggiando cocktail fosforescenti guarniti d’ombrellini serviti da camerieri rigorosamente neri. Sono le spiagge che i depliant dipingono come luoghi paradisiaci. Le altre quelle davvero paradisiache ti vengono incontro senza bisogno di andarle a cercare".
Oggi invece Radio Bemba ci parla della distruzione e della morte portata dall’uragano Jennie, facendoci capire come anche il soggiorno in paradiso abbia il suo costo elevato:

Nella vita odierna fare il portoghese offre molti vantaggi, ma farla alla turca è un po' scomodo.
Ecco risolto il vostro problema:

Questa è la bizzarra invenzione che potete acquistare sul sito http://www.bumperdumper.com/
Ricordate il Bumper Dumper non è solo un lusso, ma una necessità .
The Hand That Rocks The Cradle
Eppure sono convinto che se ci fosse stato Morrissey avrebbe trovato il tempo ed il modo per dirglielo, magari in pochi attimi le avrebbe detto cantando:
And when darknesss lifts and the room is bright
I'll still be by your side
For you are all that matters
And I'll love you to till the day I die
There never need be longing in your eyes
As long as the hand that rocks the cradle is mine.
Si usano gli specchi per guardarsi il viso e si usa l'arte per guardarsi l'anima.
In questo periodo mi sento un po' Magritte.....

Renè Magritte : Decalcomania 1966

Renè Magritte : Golconda 1953

Renè Magritte : Amanti 1928
When the Angels Play Their Drum Machines
Alle 8 di questa mattina è tornata a suonare la campanella per i bambini della scuola di Beslan.
Quando il totale fa più della somma delle parti, quando i gesti dell'uomo sono spiegabili solo utilizzando il termine follia, la fede, in qualunque entità venga riposta, inizia a vacillare, ma proprio in questi casi bisogna avere la forza di percepire che anche le nuvole hanno i contorni di argento.
Buona Vita Ragazzi.

Da oltre venti anni Nicola Conte è fra i nomi che contano dell’Acid Jazz mondiale, da quando nel Fez di Bari, il club dove era Dj resident, iniziò le sue sperimentazioni e contaminazioni musicali, creando quel genere poi definito dalla critica “nu jazzâ€.
Con questo nuovo album inciso per la mitica etichetta discografica Blue Note arriva, qualora ce ne fosse stato il bisogno, la definitiva consacrazione del suo genio musicale.
Ispirato al periodo jazz degli anni 60 l’album si allontana dagli standard precedenti del producer barese, fatti di jazz, bossa nova ed elettronica, ma non per questo però risultando “vecchio†o “già sentitoâ€.
Interpretato da noti musicisti jazz italiani, da Pietro Lussu al piano a Gianluca Petrella al trombone e Daniele Scannapieco al sax tenore, "Other directions" omaggia grandi del passato come John Coltrane, Miles Davis, Billy Evans e Kenny Clark rinfrescandoli con un tocco di avanguardia.
L'album si apre con l'ottima "Sea And Sand", dove il piano e un breve tema di tromba cullano la voce di Nicola con una deliziosa bossa nova.
Nel secondo pezzo "Wanin' Moon" la qualità si alza ulteriormente grazie all’impiego di una sensuale voce femminile che dopo un po’ abbandona la scena ad assoli di piano, tromba e sax, per poi riemergere nel finale.
“Nefertiti†invece già dal titolo lascia trasparire la figura di Miles Davis che aleggia su tutto l’album, un omaggio dovuto.
Passando da “Impulso†il pezzo forse meno riuscito, un frenetico hard bop, si approda su “A Time For Spring†( dove la voce richiama non poco quella di Beth Gibbons dei Portishead).
Si risentono invece, gli echi dei vecchi lavori in “Kind Of Sunshineâ€, che, con il suo pulsante beat farebbe muovere anche le pietre.
L’album così continua imperniato fra le atmosfere dei fumosi jazz club riscontrabili nelle ballad "Several Shades Of Dawn" e "All Gone" e il divertentismo della bossa di "The Dharma Burns".
In definitiva "Other Directions" è un album che guarda al passato, ma strizzando l’occhio al presente.
Utile per le occasioni in cui la Classe e lo Stile devono farla da padroni.
"Is It Wicked Not To Care" cantano i Belle and Sebastian, ascoltandoli ci penso: E' immorale non preoccuparsi?
La guerra, gli attentati ed altre nefandezze scandiscono le nostre giornate, ma noi cosa dobbiamo fare? Dobbiamo far finta di niente, rifugiandoci nei nostri mondi dorati e futili?
Questo è il modo più sbagliato per affronatre e risolvere il problema.
Bisogna mostrare, sviscerare, analizzare la realtà altrimenti avverrà un lento processo di assuefazione, la violenza come sottofondo vitale.
Spiegare che la guerra preventiva è una idiozia non un mezzo di risoluzione delle controversie, che il termine guerra giusta è solo un ossimoro, una costruzione stilistica, non un modus operandi.
Dobbiamo comprendere che se la guerra come diceva Clausewitz, è la continuazione dei conflitti politici con altri mezzi, compito della nostra società civile è l'elaborare dei meccanismi che impediscano quel passaggio ai mezzi violenti.
Ecco perchè mi trovo d'accordo con quanto scrive Beppe Severgnini oggi sul Corriere della Sera (qui l'articolo completo)
E' necessario avere il coraggio di mostrare le immagini, di osservare l'abisso in cui siamo caduti, guardare il mostro negli occhi, sperando che li abbassi lui.
15.39 BAGDAD - Due pacifiste italiane sono state rapite a Bagdad.
Si chiamano Simona Torretta e Simona Pari lavorano per un'organizzazione non governativa molto conosciuta e stimata in tutto l'Iraq: "Un ponte per".
E' da quasi 4 ore che penso al modo migliore per parlarne, ma è inutile, per comprendere la loro anima le loro azioni sono più efficaci di ogni parola.
Come a Beslan anche a Bagdad hanno colpito ancora due angeli, quasi a farci capire che per i deboli non c'è spazio in questo mondo.
La situazione è fuori controllo. Non importa se sei Croce Rossa, Mezzaluna Rossa, Ong o un operatore umanitario.
La smania di denaro e di potere sta facendo alzare il tiro ai terroristi.
Così Simona Torretta descriveva Najaf il giorno del rapimento di Enzo Baldoni: http://www.uruknet.info/?p=1808&colonna=s
Triste verità .

In questi giorni Venezia è il crocevia del cinema mondiale, ma come al solito i divi veri o presunti e le scollature delle starlette offuscano prodotti di qualità o quanto meno prodotti che stimolano alla riflessione.
Un evento speciale della sezione Orizzonti è stata la proiezione del film/documentario della regista inglese Antonia Bird: "The Hamburg Cell".
La pellicola racconta il percorso di vita degli attentatori delle Torri Gemelle, come dei normali ragazzi, da studenti in universita' europee si siano trasformati in fanatici Kamikaze votati al martirio.
Non ha un intento di denuncia come quella di Michael Moore in Fahrenheit 9/11, ma serve a capire il perchè del gesto e come si riesca ad arrivare all'appuntamento con la morte con la freddezza e la determinazione simile a quella mostrata dagli attentatori.
Ciò che più impressiona è la mancanza di violenza e di retorica, basti pensare che la scena del crollo delle torri colpite dagli aerei corre sullo schermo solo nei frames finali mentre come conclusione si vede la moglie di uno dei kamikaze che guarda immobile il venir giù delle torri.
La trama si dipana mostrando il passaggio Mohamed Atta, Ziad Jarre e di alcuni degli altri kamikaze, dalla normalita' di studenti di buona famiglia in un'universita' tedesca (la cellula di Amburgo, appunto) a islamici convinti e praticanti, poi a sostenitori della Jihad, quindi il loro addestramento in Afganistan, e la preparazione dell'attentato.
Forse ciò che rende un po' "storicamente lenta" la narrazione è il fatto che Sabra e Chatila ed altri casi di "ingiustizia" nei confronti del popolo palestinese seppur accennati non vengono mai trasmessi, così come come solo accennato è il fatto che la polizia tedesca seguiva costantemente il capo della cellula, ma riesce perfettamente nell'intento di mostrarci i "sentimenti", l'aspetto interiore di questi uomini, perchè solo capendo e non bendandoci gli occhi potremo interrompere i "ricorsi storici".
Qui trovate la scheda del film ed una breve nota esplicativa della regista.

That's What I Call Quite Good